Dopo un iter legislativo durato tre anni, il Parlamento ha approvato il 13 giugno 2005 la legge delega n. 118 concernente la disciplina dell’impresa sociale. La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2005 ed è in vigore dal 19 luglio.
Il provvedimento interessa in Italia oltre 7000 cooperative sociali, di cui una cinquantina operano in Trentino. Ora il Governo ha tempo fino all’estate 2006 per emanare i decreti attuativi che offriranno una disciplina organica delle imprese sociali e della loro attività.
Secondo la norma, per imprese sociali si intendono “le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”, non solo dei soci, quindi.
Le linee guida della legge delega stabiliscono il divieto della distribuzione degli utili e l’obbligo di reinvestirli nello svolgimento dell’attività sociale. All’assenza dello scopo di lucro e alla indivisibilità degli utili si aggiunge l’impossibilità per enti pubblici e imprese private di detenere il controllo delle nuove imprese sociali. Queste ultime potranno, invece, introdurre forme di partecipazione per i prestatori d’opera e per i destinatari delle attività. Accanto al bilancio economico viene introdotta l’obbligatorietà del bilancio sociale.
La legge interessa, oltre alle cooperative sociali, associazioni, fondazioni, società, enti ecclesiastici.
> Il caso Gran Bretagna |
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Un primo importante momento di confronto e approfondimento sulla nuova legge 118 è stato offerto dal convegno nazionale “La legge sull’impresa sociale. Strumento ordinatore per il terzo settore”, che si è svolto ad Arco dal 15 al 17 settembre 2005. L’iniziativa è stata promossa da Iris - network italiano degli istituti di ricerca sull’impresa sociale, e da Issan, Istituto Studi e Sviluppo Aziende Nonprofit.
Le giornate di Arco sono servite a fare il punto sulla situazione, a confrontare l’esperienza italiana con altri casi europei e a definire idee, ipotesi, progetti.
Secondo Johnny Dotti, presidente del Consorzio CGM-Welfare Italia a cui aderiscono 81 consorzi e 1300 cooperative sociali italiane, la nuova normativa “rende il mercato plurale e potenzialmente più democratico, indicando la strada a una responsabilità sociale d’impresa che non sia episodica”. In sostanza, oltre ai fruitori, volontari e dipendenti delle coop sociali, potranno essere soci delle nuove imprese sociali anche comuni, enti locali, soggetti privati profit attivi nel terzo settore.
Per Franco Panizza, assessore alla Cooperazione della Provincia di Trento, la legge nazionale porta finalmente maggiore sicurezza normativa che sarà di riferimento anche per la revisione della legge sulla cooperazione sociale in provincia di Trento.
“Bisognerà vedere – ha sottolineato Antonio Fici, docente di diritto privato – se la qualifica di impresa sociale sarà acquisita d’ufficio o su richiesta. In questo caso si dovranno prevedere dei vantaggi fiscali.”
Carlo Borzaga, presidente di Issan, giudica la 118 complessivamente una buona legge, ma auspica che i decreti delegati non pongano troppi vincoli al non profit.
In sostanza, tra i soggetti che verosimilmente potranno aspirare alla qualifica di impresa sociale ci sono le associazioni, le fondazioni, le cooperative sociali, gli enti riconosciuti dalla legislazione sociale, purché perseguano finalità di interesse generale. |